Personal Mentoring| Seminario 5 | Laboratorio del fare arte

Creeremo e percorreremo un mandala. Uno spazio fisico e non solo fatto di modi, oggetti, gesti, movimento, meditazione, suoni e colore per innescare il flusso creativo. Un gioco tra la nostra esperienza interiore e il mondo fisico per allenarsi a far emergee costantemente la creatività in tutti i gesti, le parole e i pensieri della nostra quotidianità.

La nostra vita è la nostra più grande opera d’arte.

sabato 16 dalle 14,00 alle 17,00 presso Artè Centro Yoga info e prenotazioni info@spazioayurvedico.com cell.331 6494949

Stile di vita giornaliero nell’Ayurveda e nello Yoga (Dinacharya e Sadhana)

sabato 13 ottobre
ll primo di sei seminari, piccolo percorso esperienziale di accompagnamento alla conoscenza di alcune pratiche ayurvediche e yogiche da condurre quotidianamente ed introdurre nel proprio stile di vita.
Impariamo ciò che ci può far star bene!
dalle 9.30 alle 13.00
Presso Associazione Artè, via Meda, 25 – 20138 Milano –
Costo 40 euro

Per partecipare scrivi a Spazio Ayurvedico
info@spazioayurvedico.com oppure via telefono o whatsupp 3316494949

Vi aspettiamo!

Per approfondire i contenuti sull’intero corso Personal Mentoring
www.spazioayurvedico.com

Corso formazione personale Personal Mentoring

Personal Mentoring
Percorso di autoconoscenza e di crescita evolutiva personale attraverso la medicina ayurvedica, lo yoga, la medicina tibetana, le scienze alimentari e specifiche tecniche energetiche.
Sapienze che possono essere oppotunamente calibrate in maniera sinergica per dare risposte concrete ai disequilibri del corpo, della mente e dello spirito.

Moduli

1 Stile di vita giornaliero nell’Ayurveda e nello Yoga(Dinacharya e Sadhana)
2 Yoga nella terapia Ayurvedica
3 Pedagogia del cibo (Ahar e Anna Yoga)
4 Massaggio ayurvedico ed auto-trattamento
5 Arte come terapia(Mandala e Yantra)
6 Mind & Soul opener
(Percorso esperienziale e teorico sulla risoluzione dei conflitti arcaici)

Presso Associazione Artè, via Meda, 25 – 20138 Milano – Tel 02 58113382

Date
13/10/2018 9.30 – 13.30
17/11/2018 9.30 – 13.30
12/01/2019 9.30 – 13.30
16/02/2019 9.30 – 13.30
16/03/2019 9.30 – 13.30
20/04/2019 9.30 – 17.30

Costo del percorso € 250
Corso del singolo modulo € 40 ( il costo dell’intera giornata del 20/04 sarà 65€)
Tessera associativa ARTE’ € 10 all’anno

Antonia, Elena, Sem, Andrea
Team di Spazio Ayurvedico +39 331 6494949
info@spazioayurvedico.com

Wellness Weekend di Yoga e Ayurveda

Conosci e Cura Te Stesso

in collaborazione con L’Altra Medicina Magazine

dal 4 al 6 MAGGIO
Benessere  e salute con Yoga ed Ayurveda ad Igea Marina presso l’ Hotel Luxor Veg.
Massaggi ayurvedici, incredibili pasti vegani preparati dalla Chef Barbara Bianchi (co-autrice del libro “Ayur-vegan”), meditazione, yoga e seminari sulla “cura di sè”.

Ecco il programma:
– Due pernottamenti con sistemazione in camera doppia
– Pensione completa (2 cene, 2 pranzi,  frutta e tisane tutto il giorno,…) cucina vegana, ayurvedica e biologica
– Due massaggi con oli medicati a seconda della propria costituzione fisica
– Due classi di yoga Cikitza (terapeutico) e una serata di rilassamento condotto con le Campane tibetane
– Due seminari esperienziali sui temi dell’alimentazione ayurvedica e naturale e conoscenza della propria costituzione fisica
Quota di partecipazione 445 € a persona

Per maggiori informazioni contattare:
cell. 334/9901801
info@spazioayurvedico.com

Rasajana, ovvero fermiamo il tempo

di Andrea Fugazza

Nella medicina tradizionale indiana, si utilizza il termine Rasayana per indicare il fenomeno di trasformazione attraverso il quale il corpo inverte i processi degenerativi e ne favorisce invece quelli rigenerativi. Tali processi si possono facilmente individuare nelle diverse fasi di invecchiamento cellulare e tissutale a cui il corpo viene sottoposto anche a causa di stili di vita scorretti e nelle alterazioni funzionali dei diversi sistemi e apparati.

Nella filosofia Vedica esiste un concetto fondamentale che esprime l’idea di forza vitale incarnata, il Prana. Il Prana è l’incarnazione o la trasmutazione di quello che viene chiamato energia universale, un campo esteso di forza vitale intelligente, che organizza e sostiene tutto ciò che esiste.

Nel corpo si esprime come una forma di potenza, in grado di svolgere tre funzioni basilari: organizzatrice, protettiva e curativa. Nella funzione di organizzazione la potenza del Prana si attiva fin dal momento del concepimento per organizzare la differenziazione cellulare e lo sviluppo embrionale, mantenendo un ordine morfologico nei tessuti per tutta la durata della vita.

Nella funzione di protezione del Prana, quando le forze condizionate entrano nel sistema corpo-mente, la potenza agisce in maniera tale da proteggere il sistema dai loro effetti. Inizialmente confina queste forze condizionate in un’area del corpo localizzata, in modo da poter minimizzare i possibili danni al sistema.

 

Nella funzione di guarigione, in condizioni ottimali, la potenza attiva un processo di guarigione e si comporta in maniera tale da risolvere le forze condizionate e i loro effetti sul sistema, mentre il sistema si approfondisce nel cambiamento olistico e in uno stato di equilibrio.

 

Ayurveda e Yoga per affrontare la stagione del fuoco

La radice etimologica della parola estate deriva dal Sanscrito Aidh che esprime l’idea di ardere.

L’estate per tutti è la stagione delle vacanze, nel corso della quale la maggior parte delle persone cerca di rilassarsi  in contesti  riposanti lontani dallo stress quotidiano. Ciò avviene nella stagione più calda dell’anno.

E’ bene ricordare che l’Ayurveda divide le stagioni dell’anno in sei periodi, le prime tre stagioni partono dopo il solstizio invernale dai primi giorni di  gennaio e sono la parte dell’inverno più fredda (Schshira), la primavera (Vaasanta) e l’estate calda fino al solstizio d’agosto (Grishma); le altre  tre stagioni partono dal periodo a cavallo fra il termine dell’estate e l’autunno caratterizzato da piogge (Varsha), l’autunno (Sharat) e la prima parte dell’inverno (Hemanta).

Nel periodo che intercorre fra Vaasanta e Grishsma il  sole  è all’apice del suo movimento verso l’emisfero nord (Adana) e di conseguenza è molto vicino alla terra, la sua esposizione è massima e la forza del calore da esso sprigionato si esprime ai massimi livelli. In virtù di ciò abbiamo il riscaldamento di tutti e cinque elementi che compongono il creato; la terra, l’acqua, l’aria e l’etere che per loro natura sono freddi, rispetto all’elemento fuoco che ha energia (Virya) calda.

In un connubio indissolubile che lega l’uomo con la natura, il nostro organismo gode e risponde ai piaceri dei cicli della natura; pensiamo all’azione benefica che la luce solare ha sul sistema endocrino, sulla sintesi della vitamina D e nel fissare il calcio nelle ossa. E’ necessario però prestare attenzione all’equilibrio termico ed idrico perché nella stagione del Fuoco questo risulta essere un fattore determinante da tenere sotto controllo.

Molti sanno che in ayurveda ogni individuo ha una sua costituzione unica ed irripetibile (Prakruti), generata da una diversa composizione del Tri Dosha (combinazione dei cinque elementi), oltre che dalla tre qualità costitutive della natura materiale (Guna), che sono Satwa, Rajas e Tamas, rispettivamente virtù, passione, ignoranza.

Pertanto un individuo con prevalenza costitutiva Kapa cioè con una prevalenza degli elementi terra ed acqua nel suo corpo, ma anche nella sua mente, reagirà, patirà e godrà in maniera diversa degli influssi stagionali estivi, rispetto ad un individuo di natura Vata, una costituzione caratterizzata dagli elementi aria e spazio o ad un individuo Pitta costituzione i cui elementi strutturali sono il fuoco e l’acqua.

Comprendere innanzi tutto qual è la nostra costituzione è un passo di fondamentale importanza per entrare in sintonia con la naturale evoluzione stagionale.

Un individuo Kapa costituzione in generale è corpulento, calmo e riflessivo negli atteggiamenti e quindi godrà degli effetti stimolanti e riscaldanti del sole, come quando la terra esce da un inverno rigido e freddo; ma lo stesso individuo inizierà ad avvertire sul finire dell’estate un maggiore appesantimento causato da un incremento dell’elemento acqua, nel momento in cui si affaccia la parte della stagione più umida, tempo di piogge o venti di scirocco.

Un individuo Vata costituzione invece è caratterizzato da freddezza, secchezza e da una personalità dinamica; egli proverà piacere dal caldo portato dal sole e non avrà grossi disagi dei mesi più umidi, trovando forse maggior fastidio nella prima parte dell’estate dove soffiano ancora i venti primaverili che accentuando l’elemento aria portano possono arrecagli qualche squilibrio emotivo.

La costituzione Pitta Dosha è quella che soffre maggiormente gli effetti dell’arsura. Questa Prakruti è caratterizzata da una temperatura corporea mediamente alta, pelle chiara tendente all’arrossamento ed occhi chiari acuti, ma sensibili, con caratteristiche comportamentali reattive. Il calore del sole porta un forte stimolo all’elemento fuoco che tende ad accumularsi generando irritazioni funzionali come infiammazioni cutanee e gastriche, alterazioni comportamentali come rabbia e gelosia; inoltre nella fase umida della stagione anche l’elemento acqua tende a squilibrarsi nell’individuo portando pesantezza ed inerzia.

Tutto quanto sopra è valido in via generale, solo uno specialista in medicina ayurvedica può valutare qual è il Dosha prevalente e in che misura si sviluppano gli altri, con quale equilibrio sono distribuiti gli elementi nei singoli Dosha e quali qualità prevalenti identificano gli stessi elementi.

Detto questo però, per una semplice azione preventiva legata alla stagionalità, possiamo affidarci all’auto osservazione e all’auto conoscenza per comprendere meglio quale può essere la propria natura.

La prevenzione per l’ayurveda assume una funzione importante, evita l’accumulo di tossine che poi si evidenziano nella stagione successiva dove generalmente vi è l’aggravamento di quanto immagazzinato nella stagione precedente.

In Ayurveda potremmo assimilare l’elemento fuoco (Agni) all’idea di trasformazione che avviene a livello cellulare, nei processi biochimici del corpo, nello sviluppo delle dinamiche mentali e nel percorso di cambiamento ed evoluzione del karma e quindi dell’anima.

Agni è la declinazione più specifica di Tejas il fuoco assimilabile al sistema metabolico, che non solo permette l’espletamento della funzione digestiva, la scomposizione dei cinque elementi in sostanze necessarie al funzionamento della vita elaborate dal fegato, ma Agni è anche il processo metabolico presente in tutti e sette i tessuti umani  chiamati Dathu (Rasa è il plasma, Rakta è il sangue, Mamsa sono i muscoli, Meda  è il grasso, Asthi  sono le ossa, Majja  sono i tessuti nervosi, Shukra è il liquido seminale).

Di conseguenza, essendo Agni un elemento fondamentale per la vita umana, ed essendo intimamente connesso con l’elemento fuoco, nella stagione estiva dove questo elemento subisce forti stimolazioni, tutti gli individui indipendentemente dalla loro Prakriti sono fortemente influenzati nelle normali funzioni vitali e pertanto dovrebbero prestare attenzione alle alterazioni che possono manifestarsi. Attuare semplici azioni preventive si possono compensare possibili disequilibri stagionali.

Di fatto il processo di adattamento dell’essere umano rispetto ai cambiamenti dell’universo, come per ogni forma presente in natura, dovrebbe avvenire spontaneamente, ma in una realtà così antropizzata come la nostra, questo processo richiede un aiuto che l’ayurveda ci può fornire.

A farci da guida in questo percorso di prevenzione degli effetti dell’eccessiva calura, sarà un principio che invita ad osservare in maniera meticolosa come i Guna, cioè le qualità dei tessuti, della mente e delle emozioni di cui prima, variano a seguito di sollecitazioni esterne; ciò ci indica, oltre che l’anomalia, la linea di cura da seguire che spesso si impronta su basi speculari. Ad esempio, in maniera molto pratica e semplice, se sento asciutta e secca la pelle per convesso dovrò reidratarla in profondità per riportarne l’equilibrio.

In Ayurveda l’attività preventiva necessaria al mantenimento di una buona salute parte la mattina con una pratica preparatoria della giornata: il Dinacharya prevede la pulizia di tutto il corpo, compresi lingua, denti, naso ed orecchie e la loro unzione con oli adeguati dove necessario; una particolare attenzione stagionale possiamo dedicare agli occhi con la detersione con acqua fresca più volte al giorno, tenendo presente che essi sono la sede di  Alochaka Pitta, uno dei subdosha di Pitta appunto sensibile al calore.

Un’azione compresa nel Dinacharya del mattino è l’auto massaggio su tutto il corpo (Atmabyangam) che può essere effettuato con olio di cocco o oli ayurvedici pacificanti Pitta Dosha, ossia rinfrescanti e leggeri; l’auto massaggio andrebbe effettuato prima di fare la doccia tiepida (non fredda) del mattino. Spesso in estate anche al mattino la nostra pelle è già accaldata ed arrossata, è salutare quindi iniziare la giornata frizionando tutto il corpo e la sommità del capo con un olio rinfrescante per regolare l’equilibrio idro termico; in questo modo si pacifica e nutre Bharajaka Pitta, (subdosha di Pitta legato a tutti i tessuti epiteliali).

 

Alimentazione nella stagione estiva

L’estate per l’Ayurveda, come abbiamo già detto, è la stagione dove sono dominanti gli elementi fuoco (Tejas) e acqua (Jala); da maggio a giugno l’elemento fuoco è predominante; il calore scalda la terra che fa evaporare l’acqua accumulata in inverno e che è più disponibile con la primavera, e fa aumentare notevolmente le temperature. Il clima nel nostro paese si fa più secco in una prima fase sino alla prima meta di luglio, per poi lasciare il posto ad un caldo più umido e afoso nel mese di agosto.

I frutti della terra che nascono e maturano in questo periodo dell’anno e beneficiano della dominanza degli elementi di cui più abbiamo bisogno.

Il caldo porta a maturazione i cereali che durante tutto l’inverno e la primavera hanno assorbito le loro qualità dalla terra apportatrice di nutrimento e solidità: verranno immagazzinati per le prossime stagioni quando l’organismo ha più bisogno di questi elementi. La frutta è la più dolce dell’anno ed è pronta per essere mangiata; il sole col suo calore la rende succosa e vitaminica: fragole, ciliegie, nespole e poi pesche, albicocche, susine, maturano nella prima parte della stagione per poi lasciare poi il posto a meloni, angurie, fichi, frutti di bosco e uva, ricchissimi di acqua e sali minerali.

Anche le verdure di questa stagione contengono molti liquidi, vitamine e sali minerali: fave e piselli freschi, spinaci, insalate, cetrioli, pomodori, sedano, basilico, peperoni, melanzane, zucchine, bietole, spinaci, carote, ravanelli e fagiolini sono un’esplosione di colore e sapore.

La natura ci offre quindi tutti i costituenti che servono all’organismo per apportare le giuste sostanze equilibranti di cui abbiamo bisogno.

Come scegliere gli alimenti che la stagione ci mette a disposizione

Come abbiamo già detto la calura fa diminuire il nostro fuoco digestivo (Agni) e, ciò comporta un aumento dell’evaporazione (sete e sudore) e un calo della vitalità; dal punto di vista delle energie che governano il corpo-mente (Dosha) Vata e Pita vengono incrementati e Kapa risulta in equilibrio.

Nella nutrizione ayurvedica, i cibi sono sostanze (Dravya) che possiedono specifiche caratteristiche o qualità e altrettante proprietà (Guna) in grado di svolgere determinate azioni (Karma). Queste sono quelle che possono agire direttamente sul nostro benessere per prevenire, ristabilire un equilibrio o curare.

I gusti (Rasa) delle sostanze e degli alimenti sono in grado di svolgere un’azione diretta sulla propria costituzione fisica (Vata- Pita-Kapa Dosha) soprattutto in funzione del regime stagionale (Rutucharya).

Il gusto è quello che percepiamo in bocca e che attraverso le papille gustative crea un’interconnessione con il nostro cervello che a sua volta manda segnali attraverso il sistema nervoso al sistema endocrino che secerne quegli specifici enzimi (Jathara-agni, saliva, acido cloridrico, bile, succo pancreatico, ecc…) che andranno a scindere e quindi digerire le sostanze che stiamo introducendo. Ecco perché masticare e assaporare il cibo attiva questo importantissimo meccanismo e agevola la digestione e di conseguenza l’assimilazione del cibo.

La parola Rasa in sanscrito ha molteplici significati, non significa solo gusto del palato, ma anche sapore, gusto, passione per la vita; viene inoltre definito il primo prodotto della trasformazione del cibo nel nostro apparato digerente, come a significare sostanza di primaria importanza. Rasa Dhatu infine è anche il primo per fase di accrescimento dei nostri sette tessuti costituenti dell’organismo (Sapta Dhatu), il primo poiché da questo letteralmente si costruiscono in successione gli altri sei che di volta in volta attingono al precedente per accrescere. Da qui l’importanza di questo concetto riferito al cibo.

Anche l’energia degli alimenti (Virya), che è la potenza delle sostanze è di fondamentale importanza, poiché ci aiuta a equilibrare l’energia dell’organismo; questa può essere fondamentalmente calda o fredda ed è determinata dall’azione che una sostanza o alimento svolge durante la fase digestiva.

 

I Gusti (Rasa) dell’estate

I gusti che agevolano il nostro benessere nella stagione estiva come abbiamo detto agiscono sul nostro stato fisico e mentale e sono:

  • DolceMadhura (acqua e terra), dalla qualità Guna) pesante e umida, energia fredda (Virya), azione anabolica, nutritiva, calmante (karma);
  • AstringenteKashaya (aria, terra), dalla qualità pesante e asciutta, energia calda, azione catabolica, curativa, purificante, inibente delle secrezioni;

I gusti controindicati sono:

  • Pungente/piccanteKatu (fuoco e aria), dalla qualità leggera e asciutta, energia molto calda, azione catabolica, digestiva, disintossicante, purificante;
  • Salato Lavana (acqua e fuoco), dalla qualità pesante e umida, energia moderatamente calda; azione digestiva, stimolante, assorbente;
  • Aspro/acido Amla (fuoco e terra), dalla qualità leggera e umida, energia calda, azione stimolante e digestiva;

Da assumere in piccole dosi per svolgere un’azione purificante:

  • Amaro Tikta (aria e spazio), dalla qualità pesante e asciutta, energia molto calda, purificante, tonificante, disintossicante e diuretica;

 

Si consiglia perciò di assumere cibi dalla qualità leggera e quindi alimenti facilmente digeribili, rinfrescanti e possibilmente liquidi ed evitare quelli pesanti, elaborati, riscaldanti, speziati o troppo conditi. Meglio assumere frutta e verdura crudi quando possibile per tutelare l’apporto vitaminico e di sali minerali. Evitare oli e semi oleaginosi che appesantiscono e prolungano la digestione. Utilizzare in alternativa erbe aromatiche rinfrescanti come menta, basilico e coriandolo. Nello specifico:

Cereali: assumere orzo, avena, riso bianco, miglio.

Verdure: lattuga, patate, cetrioli, zucchine, prezzemolo, germogli, ravanelli, sedano. Assumere con moderazione melanzane, peperoni, peperoncini, pomodori, carote, spinaci, fagiolini, piselli, rucola, taccole, scorzonera. Da evitare aglio, cipolla cruda.

Frutta: avocado, mela, fico, mango, melone, fragola, prugna, cocco, anguria, ananas e fragole mature. Da assumere con moderazione albicocca, pesca, ciliegia, lampone.

Legumi: soia (tofu, latte di soia e altri derivati), piselli, fagioli, lenticchie rosse.

Alimenti di provenienza animale: sarebbe meglio evitarne l’assunzione, ma se proprio non si riesce a farne a meno scegliere pollo, tacchino, pesci leggeri e di piccole dimensioni (alici, sgombri, triglie, merluzzi, sogliole,…) . Da mangiare con moderazione pesci di grandi dimensioni. Da evitare molluschi e crostacei.

Latticini: formaggi freschi, non stagionati, preferibilmente di capra, latticello, muor, quest’ultime entrambe bevande rinfrescanti a base di yogurt, (vedi ricette in dettaglio).

Olio e condimenti: olio di oliva, cocco, soia o girasole, ghee grta (vedi descrizione in consigli in generale); da evitare di sesamo, girasole.

Spezie: coriandolo, curry lieves, finocchio, cardamomo, cumino, foglie di neem, vaniglia e curcuma, zenzero in polvere, origano.  Da evitare peperoncino, pepe, assafetida, cayenna, aglio, zenzero fresco, senape, rosmarino, timo.

Bevande

L’alimento chiave dell’alimentazione estiva è l’acqua. Assumerne almeno 2,5- 3 litri al giorno in qualsiasi stagione, nella stagione estiva e causa dell’aumentata sudorazione berne almeno 3-4 litri al giorno, meglio se attinta direttamente dal rubinetto dove risulta controllata, e bollita per almeno dieci minuti al fine di renderla più leggera e digeribile. Assumerla a piccoli sorsi e in maniera proporzionale durante tutta la giornata, mai a grandi sorsi e tutta d’un fiato o in grandi quantità poiché più difficile da digerire. Mai troppo fredda, evitare tassativamente bevande liquide con ghiaccio o che sono state in frigorifero, ricordiamoci che la temperature interna del nostro organismo è di 36 gradi e quindi così facendo si subirebbe uno sbalzo di temperatura troppo repentina per il nostro organismo, in special modo durante i pasti dove è fondamentale mantenere una temperatura costante e tendente al calore ( in questo caso ottime le bevande calde anche d’estate), oltre che per non riempire  eccessivamente lo stomaco di liquidi.

Da evitare tassativamente bevande gasate, o succhi confezionati poiché spesso addizionati di zuccheri o edulcuranti non dissetano ed appesantiscono, preferire latte di cocco o di mandorle, o succo di aloe vera dolcificata all’occorrenza con miele.

Anche caffè, tè e bevande alcoliche sono da limitare, preferendo ad esse tisane ed infusi preparati con miscele di erbe e spezie dalle qualità di cui prima come menta, finocchio o coriandolo,…. Assumere se gradito e caffè di cicoria o d’orzo.

 

Consigli in generale

Come abbiamo detto in questa stagione sarebbe meglio limitare l’assunzione di cibi acidi, ma con  un’eccezione: il limone dal gusto aspro/acido possiede quello che in ayurveda si definisce un’azione Prabhava, ossia speciale, un’azione che trasforma il gusto aspra/acido in dolce in fase post digestiva o (Vipaka), al contrario di quanto avviene a tutti gli alimenti dal gusto acido. Risulta quindi essere estremamente rinfrescante.

Anche l’aloe, che oltre che essere una sostanza utile per uso esterno, ottima per le sue proprietà emolliente e rinfrescante, può essere assunta la mattina come bevanda, svolgendo la sua azione pacificante e rinfrescante o utilizzata come refrigerio per la pelle applicando direttamente sulla cute il gel che fuoriesce spremendo a freddo una sua foglia.

Un altro  alimento fortemente consigliato tutto l’anno, ma in particolar modo in questa stagione è il Ghee grta. Si tratta di un alimento millenario, vero e proprio rimedio farmacologico, nonché gustoso alimento. Possiede molte proprietà, da non confondere col semplice burro chiarificato oggi così tanto in uso, ma così scarso dal punto di vista della qualità nutrizionale. Il Ghee grta quindi svolge un’azione oltre che nutrizionale anche terapeutica curativa (Austam) poiché ha subito un vero e proprio processo alchemico di preparazione. La chiarificazione del burro vaccino di partenza è solo la fase iniziale di trasformazione, quelle successive (purificazione, alleggerimento, metabolizzazione e arricchimento-medicamento) lo rendono pressoché privo di grassi saturi e di colesterolo, perfettamente digeribile, ma soprattutto in grado di penetrare in profondità nella cellula nutrendola con la sua azione ringiovanente. Si dice infatti essere un alimento Rasajanico, in grado cioè di favorire la salute e la giovinezza delle cellule, e quindi di tutto l’organismo. La sua azione rinfrescante e leggera lo rendono un alimento particolarmente adatto nella stagione estiva, per combattere secchezza e calore. A seconda del medicamento che viene introdotto nella fase finale di preparazione esso accentua le proprietà del medicamento stesso veicolandolo in maniera infinitesimale nell’organismo. In particolar modo per il periodo estivo è indicato un Ghee grta medicato al Brahami (Bacopa Monnieri), una pianta che contiene dei potenti principi che agiscono efficacemente sul sistema nervoso acquietandolo.

Per il latticello (bevanda rinfrescante a base di yogurt)

Una ricetta molto indicata nel periodo estivo è quella del latticello, preparazione: si mette in un frullatore o in un contenitore di vetro un bicchiere di yogurt bianco naturale vaccino, tre bicchieri di acqua, un pizzico di sale e un pizzico di cumino macinato e mescolarli energicamente. Il composto così preparato si può assumere durante tutta la giornata. E’ molto rinfrescante e leggero e aiuta a bilanciare il tratto intestinale.

Per il Muor (bevanda rinfrescante a base di yogurt)

Anche il Muor è yogurt diluito con l’acqua. Le proporzioni sono 1:5/6. Mettere una tazza di yogurt e cinque di acqua in un contenitore,  agitare bene e togliere l’eventuale grasso che si potrebbe essere formato in superficie; poi aggiungere il succo di mezzo limone e  aggiungere un cucchiaino di sale di miniera. Una ulteriore variante è l’aggiunta di una tazza di riso ben cotto da lasciare fermentare per tutta una notte a temperatura fra i 25-40°C, filtrare e bere al mattino dopo. Il Muor è rinfrescante, leggero, fresco, digestivo, diuretico. Nutre la flora batterica e combatte la costipazione, i disturbi renali e le emorroidi. Pulisce tutti i canali. Lo possiamo usare anche come lassativo.

Anche in estate è preferibile consumare i pasti sempre entro gli orari opportuni, ossia dalle 12,30 sino al massimo alle 14,00 e per la sera dalle 19,30 sino al massimo alle 21,00, privilegiando sempre il pranzo come pasto principale e la cena in leggerezza che aiuta ad avere un buon sonno. Cene eccessive o a tarda ora come spesso accade di fare in estate rappresentano un’eccezione che ci può concedere se nel regime settimanale possono essere bilanciate da un più adeguato regime alimentare, non esagerare quindi.

 

La pratica dello yoga in estate

Alcune pratiche yoga ci possono aiutare a ridurre alcuni effetti della calura estiva come l’eccessivo caldo e l’iperattività del corpo- mente.

Al mattino inserire nella pratica quotidiana Shitali pranayama (la respirazione rinfrescante) o Siktali pranayama* ( la respirazione sibilante) per rinfrescare il corpo ed influenzare alcuni importanti centri celebrali associati alle pulsioni fisiologiche e alla regolazione della temperatura. Entrambe le pratiche calmano e riducono il dinamismo celebrale e stimolano il fluire della forza vitale (Prana) in tutto il corpo.

Alla sera effettuare Nadi Shuddi pranayama* (respirazione a narici alternate) per almeno dieci minuti al giorno prima di dormire, esso svolge un’azione calmante e regolatrice dei flussi energetici attraverso i canali principali della fisiologia sottile (Ida e Pingala nadi).

Un buon accorgimento da adottare durante il sonno notturno sarebbe quello di coricarsi sul fianco destro, cosicché Ida nadi che scorre lungo il lato lunare (lato sinistro del corpo) possa apportare la sua energia refrigerante con la respirazione notturna.

Delle pratiche sopra descritte ne trae beneficio tutto il complesso sistemico che parte dal corpo, passando per la mente e arrivando nel profondo dell’anima, tre livelli sinergici che, come è noto in ayurveda comunicano e si influenzano a vicenda.

*Si raccomanda sempre di eseguire queste pratiche seguendo le indicazioni di un insegnante qualificato in grado di seguire l’allievo nello svolgimento degli esercizi.

Nella pratica delle asana non eccedere nell’esecuzione di sequenze dinamiche ed eccessivamente gravose dal punto di vista dell’impegno fisico. Eseguire posizioni in maniera lenta, profonda e consapevole.

In particolare effettuare posizioni calmanti come Sayana buddhasana (il riposo del budda).

Esecuzione: sdraiarsi sul fianco destro, appoggiando il braccio destro a terra piegando l’avambraccio: in questo modo la mano aperta sostiene la testa con il palmo appoggiato sul lato destro del viso. Per trovare l’equilibrio puoi appoggiare la mano sinistra a terra per qualche istante, portando poi il braccio disteso lungo il corpo con il palmo appoggiato alla coscia e le dita che puntano ai piedi.

Benefici: rilassa la mente e il corpo e aiuta a mantenere l’attenzione alla dimensione interiore, perché questa posizione fortifica il terzo occhio, il sesto chakra, quello della fronte, che controlla tutte le ghiandole ormonali e stimola la nostra capacità d’intuizione.

Non serve altro che rilassarsi, portando l’attenzione al respiro, focalizzalo all’interno della narice destra, quella legata all’energia solare! Si può rimanere in questa posizione per una decina di respiri (fino a venti) e poi cambiare lato, appoggiandoti sul lato sinistro e focalizzando il respiro che fluisce dalla narice opposta, quella sinistra, legata ancora una volta all’energia lunare. Rimanere su questo fianco più a lungo per prolungare l’effetto refrigerante.

Eseguire inoltre Padastasana (postura delle mani ai piedi o posizione della pinza).

Per eseguirla occorre piegare il busto sulle gambe spingendo il torace in avanti e tenendo ginocchia e spina dorsale ben diritte fino ad appoggiare la testa sulle ginocchia. Benefici: è una posizione che estende in maniera profonda la parte posteriore del corpo dai talloni alla sommità della colonna vertebrale, massaggiando gli organi dell’addome e pacificando il sistema nervoso.

Savasana (posizione del cadavere)

Distendersi supini con le braccia e le gambe leggermente allargate, le punte dei piedi si aprono naturalmente verso l’esterno, i palmi delle mani sono rivolti verso l’alto. Allontanare le spalle dalle orecchie, rilassando gli arti superiori. Assicurarsi che la colonna vertebrale sia in linea retta. Rilassare tutto il corpo e interrompere ogni movimento. Portare la consapevolezza sul respiro e lasciare che diventi lento e regolare. Dopo qualche tempo spostare la consapevolezza sull’ambiente circostante e sul proprio corpo per poi lasciare la posizione.

 

In conclusione

Godiamoci se possiamo un’estate di paesaggi naturali, di aria pulita e di pochi impegni quotidiani e approfittiamo del tempo che abbiamo a disposizione per prenderci una vacanza sì, ma dalle nostre cattive abitudini e dallo stress delle tante cose da fare. Ricerchiamo in questo periodo le cose davvero semplici, senza rincorrere il luogo paradisiaco o il divertimento sfrenato a tutti i costi (anche quelli economici!).  Approfittiamo per fare passeggiate distensive e non performanti, condividere momenti distensivi e godere della compagnia della famiglia e degli amici e l’estate si aprirà ai nostri occhi come un qualcosa di sorprendentemente piacevole.

Coltivare l’equilibrio con lo Yoga

Quando parliamo di equilibrio pensiamo automaticamente ad un qualcosa che rimane fermo, senza movimento e che questa stabilità sia data da una capacità di rimanere immobili appunto.

In fisica si dice che un sistema (un corpo puntiforme, un insieme di particelle, un corpo rigido,…) è in equilibrio meccanico quando la sommatoria di tutte le forze esterne e quella di tutti i momenti meccanici esterni risultano nulli.

 

Per la prima equazione cardinale della statica la somma della forze deve essere nulla, quindi la reazione del pavimento deve essere verticale diretta verso l’alto e della stessa intensità della forza peso del danzatore.

danzatori    danzatori2

 

 

 

In questo caso i singoli pesi dei due danzatori sono ”fuori centro”, cioè cadono fuori dalla base d’appoggio. L’equilibrio è garantito dal fatto che il baricentro (o centro di gravita’ è il punto in cui si può immaginare concentrato il peso di un corpo totale), non indicato in figura, si trova sulla verticale passante per il piede della danzatrice.

 

L’equilibrio è un momento di stabilità tra forze opposte, che in realtà non ha nulla a che fare con la staticità o l’immobilità, ma è una situazione risultante da elementi che spesso si contrappongono fra loro e quindi di può definire un sistema dinamico a tutti gli effetti. Fisiologicamente, riusciamo a rimanere in equilibrio perché il nostro corpo attua costantemente dei meccanismi di adattamento rispetto ai dati forniti dai sensi e dalla personale capacità propriocettiva, ossia quella abilità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, anche senza il supporto della vista. La propriocezione assume un’importanza fondamentale nel complesso meccanismo di controllo del movimento.

Questa abilità è quella che permette alla ballerina di volteggiare sulle punte, al pattinatore di volare sul ghiaccio e al circense di camminare il filo (in questi casi capacità opportunamente affinata con allenamenti costanti), nonché a ognuno di noi di stare in piedi, camminare o correre.

Incominciamo a sperimentare l’equilibrio sin da bambini con il passaggio dal gattonare alla posizione eretta, contrastando la forza di gravità che ci farebbe altrimenti sempre cadere.  Un passaggio cruciale nella crescita dei bambini perché intuiscono che, grazie alle proprie capacità motorie ed intellettive, è possibile attuare un’opposizione fisica alla forza che li spinge verso il basso.  Questa opposizione fisica è parte della storia evolutiva dell’uomo che lo ha visto come primate camminare a quattro zampe per poi sviluppare la capacità di ergersi in piedi per conquistare la posizione eretta. Dal punto di vista fisiologico questa teoria sarebbe testimoniata dalla presenza di apparati anatomici che l’uomo possiede ancora e che possono essere considerati il frutto di tale processo evolutivo (es. coccige-coda). Una vera e propria ancestrale vestigia della nostra evoluzione il coccige appunto, un osso che si trova alla fine della colonna vertebrale ma è diverso da tutte le altre 33-34 vertebre di cui siamo forniti, sembrando piuttosto un abbozzo, un prodotto di scarto. Il coccige è quindi ciò che resta della coda che avevano i nostri lontanissimi progenitori scimmieschi.

stone balancing

L’artista Bill Dan conosce ed applica molto bene i principi della fisica legati all’equilibrio delle forze.

In questa particolare performance artistica (rock balancing), la ricerca dell’equilibrio di due o più pietre esige pazienza ed umiltà, estraneazione dallo scorrere del tempo, immersione nella natura, ascolto dei suoni e del silenzio. Il rock balancing è quindi anche una disciplina mentale che aumenta la sensibilità e la percezione dello scambio di energia tra il soggetto e la pietra da porre in equilibrio.

Equilibrio non solo fisico, ma psichico, ottenuto tramite concentrazione, espressione della personalità, intuitività, sicurezza; tutte attitudini necessarie che questo performer riesce ad esprimere nelle sue opere con un risultato di indubbio fascino.

Perché ricerchiamo l’equilibrio (non solo fisico)?

Sviluppare equilibrio può voler dire affrontare un percorso di conoscenza del proprio modo di muoversi nel mondo che può essere portato avanti per tutta la vita, sperimentando sempre nuovi modi per sfidare se stessi, le proprie abilità, il proprio essere. Una ricerca continua per sviluppare il mondo interno/esterno a sé, che può portare a prendere in considerazione e ad esaminare le proprie reazioni di fronte alle differenti situazioni che portano a non essere armonici e spesso in conflitto con se stessi e gli altri.

Si traccia in questo modo un percorso verso lo sviluppo di quella che viene definita equanimità (samatva), sapientemente descritta nel poema epico indiano Bhagavad Gìtà , inclusa nel Mahàbhàrata – un poema monumentale iniziato nel VI secolo a.C.

Il Mahàbhàrata narra il conflitto di due pretendenti al trono. Lo spunto narrativo è anche il pretesto per rappresentare il conflitto tra le forze del bene e del male. La Bhagavad Gìtà, attribuita a Vyàsa, è la sezione filosoficamente più rilevante dell’opera. Si narra dell’incontro di Arjuna, valoroso condottiero e prototipo dell’eroe, con Krishna, l’incarnazione (avatarana) del Divino in forma umana. La Gìtà si apre su un campo di battaglia, nella constatazione dell’esitazione di Ajruna: l’eroe dovrebbe combattere la gente della sua stessa stirpe, e si rifiuta di combattere a una lotta fratricida. Il guerriero è colto da uno strano sentimento: un misto di depressione, scoraggiamento e disperazione, a quel punto è incapace di gettarsi nella mischia per combattere. Ma, in quello stesso istante gli appare Krishna, o il suo alter ego, Il dio prende spunto dall’evento per spiegare ad Ajruna il significato della vita. Egli ricorda ad Ajruna che i suoi nemici sono soltanto ombre: la realtà è ben diversa da come appare. Krishna si riferisce al nucleo immutabile ed eterno di ogni essere che mai può essere distrutto. Il corpo non ha valore, è destinato a perire, è con il sé interiore (atman) che ogni individuo acquista il proprio valore e significato. Il Dio gli rivela un atteggiamento nuovo: l’operare senza alcun interesse per i risultati. Di solito ci si attacca ai frutti, cercando di raggiungere un risultato positivo, cioè il successo, e se ne teme uno negativo, cioè il fallimento. Secondo il Dio lui dovrebbe agire come un osservatore disinteressato allo spettacolo del mondo, senza preoccuparsi di ciò che potrebbe derivare dal suo operato.

Il Dio indica all’eroe l’importanza di un atteggiamento di equanimità, in base al quale non si ragioni più in termini dualistici: vita/morte, successo /fallimento, piacere/dolore,…  e dove l’individuo possiede la capacità di rimanere imparziale nel giudicare gli accadimenti della vita, un osservatore distaccato dagli eventi, senza per questo essere un personaggio passivo. Questo stato d’animo completamente avulso da ogni riferimento alla dualità e alle contrapposizioni, viene definito nella Gìtà, Yoga (Karma Yoga, Ynana Yoga e Samnyasa Yoga, tre percorsi di diversa natura, ma che conducono allo stesso fine: la realizzazione del sé) (2,48).

La realizzazione dell’equanimità è un elemento fondamentale di una delle più importanti tecniche meditative che ci sono state tramandate. Con la meditazione Vipassana, (tecnica meditativa proveniente dal buddhismo Theravada* e insegnata dal Tathagatha Shakyamuni nel Discorso sui fondamenti della presenza mentaleSatipatthanasutta – ), si intende sviluppare la massima consapevolezza di tutti gli stimoli sensoriali e mentali, affinché se ne colga la reale natura e ci si incammini per tale via verso la liberazione. Il corpo e la mente sono il campo nel quale è possibile scoprire, con una visione attenta, la verità.

Tramite l’osservazione delle proprie sensazioni ed emozioni, attraverso l’accettazione e la consapevolezza che ciò che si verifica faccia parte di avvenimenti transitori e di natura effimera (impermanenza), è possibile rimanere lontano da desideri e avversioni e non reagire davanti alle afflizioni della propria mente (equanimità).

* È la più antica scuola buddhista tra quelle tuttora esistenti, originata da una delle prime e più importanti scuole nate dall’insegnamento di Siddhartha Gautama.

 

 

Quali sono le asana di equilibrio?

Tutte!

Perché?

Perché in primo luogo tutte le posizioni richiedono un equilibrio di forze, sia che siamo seduti per terra o che siamo in piedi. Quelli che possono cambiare sono fattori quali la “quantità” di area di appoggio, la posizione del baricentro rispetto alla posizione assunta, il personale sviluppo del senso dell’equilibrio, …tutti fattori che influenzano la quantità e la qualità di energia che occorre per opporsi alla famosa forza di gravità per assumere una determinata postura. Ciò non di meno ci sono asana che più specificatamente di altre mettono in gioco i suddetti fattori in maniera più avanzata di altre.

In appoggio su un piede:

Vrikasana (posizione dell’albero)

Garudasana (Garuda – il Dio aquila)

Natarajasana (la danza del Dio Shiva)

Tuladandasana (posizione del bastone in equilibrio)

In appoggio sulle mani:

Mayurasana (posizione del pavone)

Bakasana (posizione del corvo)

In appoggio su una mano e un piede:

Ardha Chandrasana (Posizione della mezza luna)

In equilibrio sul coccige:

Paripurna Navasana (Posizione della barca)

 

 

Sono asana di equilibrio tutte quelle asana che minano la nostra stabilità (anche emotiva), che mettono in discussione il nostro “senso di stabilità”, che invertono o capovolgono il nostro personale o condiviso “stato delle cose”.

Più in generale le asana di equilibrio mostrano sin da subito qual è la propria disposizione psicofisica, offrendo anche una possibile soluzione per ristabilire lavorare su questi aspetti.

Se per esempio siamo distratti perché stiamo divagando coi pensieri (quindi sbilanciati in alto con l’energia), o se siamo ansiosi e col respiro corto e aritmico, una qualunque di queste asana – soprattutto quelle su una gamba sola – ce lo fanno notare immediatamente; è infatti difficilissimo rimanere in equilibrio, poggiando su un solo piede, quando si è in uno stato ansioso o distratto.

Conclusioni

 

Le posizioni di equilibrio funzionano come uno specchio, che riflette il nostro stato psicofisico del momento, e allo stesso tempo ci aiutano a cambiare atteggiamento. E sarà proprio la buona riuscita della pratica a farci capire che il cambiamento positivo è in atto.

Con una mente concentrata e sgombra dalle fluttuazione del pensiero, attraverso la fissità dello sguardo interno ed esterno a sé (Drishti) e con l’ausilio del respiro (che ci fa tendere/estendere naturalmente verso una direzione di forza) l’energia vitale (Prana), che fino a poco prima fluiva in modo disarmonico – o veniva assorbita dall’eccessivo pensare a vuoto,… -, viene “incanalata” nei circuiti energetici del corpo (Nadi), sbloccando vecchie tensioni e riportando uno stato di calma e armonia generale in tutto l’essere.

Apana Vayu, la spinta vitale

Apana Vayu, la spinta vitale
Nella medicina Ayurvedica è fondamentale comprendere il concetto di dosha per capire il funzionamento della fisiologia umana. I dosha sono umori biologici o energetici . Il primo dosha si chiama Vata e la sua sede elettiva di creazione si trova nell’intestino crasso e nella testa, regola il flusso ed il movimento di tutto ció che è presente nell’organismo, umori biologici, sangue, impulsi elettromagnetici, pensieri, emozioni, esso determina l’impulso per il battito cardiaco. Pitta il secondo dosha, è addetto alla trasformazione, da lui dipendono le funzioni metaboliche di sintesi chimica e di rielaborazione dei pensieri e delle emozioni, la sua sede elettiva è l’intestino Tenue. L’ultimo Dosha presente è Kapha, da lui dipende la costruzione e la struttura di tutti i tessuti, lui presiede alla stabilità e alla coesione molecolare, presiede gli stati di calma mentale di di stabilità emotiva, le sue sedi elettive sono lo stomaco ed i polmoni.

Questa breve e sommaria descrizione ci puó dare una panoramica funzionale dell’essere umano ma per entrare nelle specifiche attività dei dosha e del funzionamento degli apparati umani è necessario conoscere i sub-dosha cioè gli affinamenti operativi dei dosha.

Oggi approfondiremo nello specifico APANA VAYU, sub dosha di Vata da lui dipendono tutti gli organi situati nella regione Pelvica, dall’ombelico fino al perineo. a livello di forza Energetica la sua direzione è corretta se diretta verso il basso altresi i problemi che si generano sono importanti.
Vediamo nel dettaglio quali flussi corporei controlla Apana Vayu:

  •  minzione
  • defecazione
  • eiaculazione
  •  flusso mestruale
  •  spostamento dell’ovulo verso le tube di Falloppio
  •  espulsione del feto
  •  tutti i movimenti della muscolatura striata lombare, addominale ed del bacino

l movimento quindi degli umori biologici e dei muscoli lisci nei diversi organi vengono determinati dall’influsso che Apana ha sul sistema nervoso autonomo. Il cattivo funzionamento del sub-dosha che si genera quando è prodotto in eccesso o in difetto oppure quando il flusso biologico si muove verso l’alto o ristagna genera mal funzionamento o patologie negli organi e nei tessuti sotto in elenco:

  •  colon (intestino crasso)
  •  retto
  •  ano
  •  vescica
  •  uretra
  •  reni
  •  prostata
  •  utero
  •  cervice
  •  vagina
  •  muscoli addominali inferiori
  •  muscoli del pavimento pelvico
  •  anche e bacino
  •  muscoli lombari

È fondamentale in Ayurveda conoscere le qualità di un sub-dosha affinche la scelta della dieta o meglio della linea di cura rispetti ed eventualmente riporti le giuste qualità chiamate guna in equilibrio. Per quanto concerne Apana quelle sottoriportate sono le proprietà che ne caratterizzano un buon funzionamento:
Freddo, leggero, secco, Ruvido, duro, sottile, chiaro, mobile, irregolare.
riportare in stato di salute un sub dosha alterato a volte significa scegliere sostante curative con guna speculari, im modo di pareggiare le alterazioni, ad esempio se Apana vayu è alterato il caldo serve a riequilibrare l’eccesso di freddo che si genera nei tessuti. Chiamati anche dhatu.

generalmente quando queste qualita non sono rispettate e presenti in forma e modo adeguate possono comparire patologie quali:

  •  costipazione addominale
  • feci frequenti
  • IBS (sindrome dell’intestino irritabile)
  • gonfiore basso addome
  • Incontinenzao
  • Infezione del tratto urinario
  • eiaculazione precoce
  • rigidità e dolore lombare
  • discopatie
  • difficoltà mestruale (insufficiente, eccessiva, mestruazioni dolorose)
  • dolori articolari dell’anca o immobilità
  • prostatiti
  • Impotenza
  • aborto spontaneo

Appresi gli ambiti controllati da Apana vayu e le patologie causate da un suo cattivo funzionamento, le sue caratteristiche fisiologiche ed il suo naturale movimento verso il basso puó risultare interessante conoscere suggerimenti circa le linee di cura necessarie per ristabilire l’equilibriio e la salute nella persona
YOGA e pratica fisica
Quando Apana vayu è fuori controllo dobbiamo rieducarlo, rianimarlo, rafforzarlo, tonificarlo, stabilizzarlo e rilassarlo agendo sulla parte bassa del tronco, sull’addome e la zona pelvica.
E necessario soprattutto riportare la sua direzione d’azione verso il basso
Nello Yoga sono indicati Asana Pranayama e Bhanda che che agiscono sull’addome, sulla cintura lombare sul bacino e sull’area pelvica
Indicate sono le posizioni che contemperano flessioni, torsioni ma soprattutto posizioni accovacciate, inoltre movimenti di contrazione del Perineo e respirazioni addominali e riscaldanti ( agni sara)
MASSAGGIO, BASTI e pratiche curative
È indicato un Vata Abyangham (massaggio Vata) su tutto il corpo ma nello specifico sulla cintura lombo-addominale utilizzando Olio caldo come Pinda tailam oppure Dhanwantharam tailam. È utile applicare sulla zona fra l’ombelico ed il pube potali caldi preparati con erbe Vata oppure usancdo gli stessi tailam sopraindicati, sempre sulla stessa zona, applicare Basti per 20 minuti. Puó essere utile effettuare dei Basti interni o enteroclima na ció và valutato solo dal terapista o dal medico.
MISURE DIETETICHE
La condotta alimentare deve inanzitutto rispettare i precetti ayurvedicifra cui mangiarre ad orari regolari, a pranzo entro le 14 ed a cena entro le ore 20, bere. Almeno due litri di acqua al giorno tiepida ed iniziare la giornata la mattina con una tazza di acqua calda con una goccia di limone. Assumere cibi cotti e caldi dal gusto o Rasa Dolce, Salato od Aspro.
Consigliate sono le Patate, broccololi, rape, fagiolini finocchi e cipolla carote. Frutta non astringente quindi sono consigliate prugne, pesche, meloni, ciliege albicocche, mele e pere, mamgo e avocado. Carne di pollo, tacchino e pesce bianco, legumi come lenticchie e soia verde ben cotti cucinati con curcuma gli altri legumi non abbondare. Cereali tutti ben cotti e tutti i latticini . Usare sempre masala per condire i cibi o usare spezie come cumino, zenzero, curcuma, pepe, cannella chiodi di garofano, usare il miele.
evitare caffè, alcol, frutta secca, pane lievitato, cibi pesanti da digerire e dal sapore astringente, piccante ed amaro, crudi e freddi,
ERBE e dravya
Ayurveda offre una gamma di soluzioni a base di erbe per sostenere il corretto funzionamento di apana. A seconda della funzione specifica di che si mira a trattare, esistono diverse soluzioni.
La Radice di valeriana è una delle migliori piante per correggere gli squilibri di apana vayu. E ‘molto efficace per l’eliminazione sama vata (AMA prodotto da vata aggravato nel colon). Aiuta a rieducare apana a muoversi correttamente verso il basso. È un lassativo, purifica l’intestino, oltre ad avere un effetto calmante . Piccole dosi sono ben tollerato dalla maggior parte delle persone, tuttavia, a causa della sua natura di riscaldamento, deve essere assunto con cautela nei casi di Pitta alto.
Triphalaò in polvere per. E ‘forse uno dei migliori rimedi naturali per proteggere e ringiovanire l’intestino, la pelle, gli occhi e le ossa, e soprattutto, l’intestino crasso. È un tonico generale molto utile a sé stante. L’uso regolare di piccole quantità di 1-2 grammi al giorno prima di coricarsi è sicuro per tutti i tipi di corpo e aiuterà a indirizzare il colon e sostenere l’eliminazione sana.

Mr Sem Galbiati