L’AYURVEDICA RILUTTANTE (ANTONIA)

Sono passati ormai 6 anni da quando ho incontrato l’Ayurveda. Prima di allora associavo a questa parola diverse connotazioni carpite in modo superficiale: pratiche con erbe, massaggi non estetici, riti di pulizia e yoga. Tutte avvolte da questa aura hippie e new-age che non mi faceva sentire a mio agio. Io donna pragmatica, laureata nell’università economica per eccellenza non potevo rimanere “coinvolta” in questi riti alternativi! Che figura avrei fatto! O sei business woman o sei alternativa…le due cose insieme non sono compatibili, pensavo…

Ma nel 2012 ho incontrato Sem ed Elena e da lì ho compreso molte cose che finora avevo ignorato sull’Ayurveda ed anche su di me…

Parto con l’Ayurveda (più facile). Ho scoperto che l’Ayurveda è un complesso ed armonico mix di elementi che hanno 3 fini ultimi talmente nobili che mi chiedo perché non sia ancora riconosciuta come medicina ufficiale (ma lì apriremmo il grande capitolo degli interessi economici farmaceutici…).

I 3 fini sono:

  • Insegnare ad ogni essere a vivere bene nel quotidiano con pratiche semplici, non costose e veloci.
  • Intervenire su disturbi comuni ed anche peculiari attraverso medicinali, massaggi, esercizi non invasivi e che hanno la capacità di risolvere il problema curandone l’origine, non la manifestazione esteriore.
  • Agire sul quotidiano per migliorare la qualità della vita in ogni fase dell’uomo ed in previsione dell’età matura, dove ognuno auspica serenità fisica e mentale.

L’Ayurveda però va affrontata attraverso una Guida esperta e consapevole che ti faccia orientare nel modo giusto verso la terapia ideale per il tuo stato fisico e per la tua costituzione. Per diventare Guida esperta, ho scoperto, servono tanti anni di studio, sperimentazione, pazienza e la volontà e la capacità di “ritagliare” su ogni singolo paziente un percorso preciso di benessere. Ogni essere ha una cura peculiare e il terapista vive con la missione di individuare quella perfetta! Il terapista capace sai individuarlo quando, prima di consigliarti qualsiasi terapia, passa minuti se non ore a conoscerti. E per chiudere questa mia testimonianza (e qui viene la parte difficile…!) l’ayurveda mi ha insegnato anche 3 cose su di me:

  • Io sono molto di più delle mie etichette lavorative, familiari e sociali. Sono un grande e complesso intrico di conoscenze pratiche e teoriche e non posso accontentarmi di qualcosa già pronto. Devo crearmi la mia unica, intrigante e luminosa etichetta personale!
  • La vita mi propone nuove “avventure” ogni giorno. Solo io posso intercettarle e coglierne il meglio.
  • Il disturbo fisico nasce sempre da un malessere interiore. Intercettare questo malessere è il primo passo verso la guarigione.

Spero che questo mio racconto sia utile a qualche altro ayurvedico riluttante come me.

DARE E RICEVERE il massaggio ayurvedico (Elena)

Il massaggio ayurvedico non è una cosa che può essere attribuita alla conoscenza della semplice tecnica, per quello che io so fallibile e opinabile sempre. Come tutte le cose che possono andare nel profondo della persona, il livello tecnico è solo la possibilità di applicare la conoscenza, e se solo là che si ferma, è riduttivo della possibilità di esplorare l’animo umano e di mettersi a disposizione delle infinite possibilità di incontrare (l’) altro al di là di se stessi.

Ayam Me Hasto Bhagwan
Ayam Me Bhagavattara
Ayam Me Vishwa Bheshajo
Ayam Me Shivaabhi marshanah
Om shanti shanti shanti
(Rig Veda)

Entrambe le mie mani sono divine.

Possono portare prosperità.

Possono dare un effetto calmante. Inoltre, sono potenti di più di essere semplicemente divino.

Tutte le medicine per le malattie del mondo si trovano nelle mie mani.

Il tocco delle mani è capace di benessere e guarigione.

Durante un massaggio la mano che scorre sul corpo di una persona può avere un tocco divino se questa con grande consapevolezza, attenzione, rispetto e cura si mette a disposizione di chi riceve e delle forze che sono al di là di sè.

Quando quindi si entra nel flusso delle sensazioni e delle percezioni reciproche fino ad oltrepassarle (sublimarle), si accede al vero e proprio “campo della guarigione” dove tutto in questo modo può essere trasformato. É il campo delle energie e delle forze che noi non possediamo, ma alle quali possiamo accedere donandole all’altro. Esse attivano nella persona che riceve le proprie risorse necessarie al cambiamento.

Poi alla fine di un trattamento mi chiedo: chi riceve e chi dà?

Rasajana, ovvero fermiamo il tempo

di Andrea Fugazza

Nella medicina tradizionale indiana, si utilizza il termine Rasayana per indicare il fenomeno di trasformazione attraverso il quale il corpo inverte i processi degenerativi e ne favorisce invece quelli rigenerativi. Tali processi si possono facilmente individuare nelle diverse fasi di invecchiamento cellulare e tissutale a cui il corpo viene sottoposto anche a causa di stili di vita scorretti e nelle alterazioni funzionali dei diversi sistemi e apparati.

Nella filosofia Vedica esiste un concetto fondamentale che esprime l’idea di forza vitale incarnata, il Prana. Il Prana è l’incarnazione o la trasmutazione di quello che viene chiamato energia universale, un campo esteso di forza vitale intelligente, che organizza e sostiene tutto ciò che esiste.

Nel corpo si esprime come una forma di potenza, in grado di svolgere tre funzioni basilari: organizzatrice, protettiva e curativa. Nella funzione di organizzazione la potenza del Prana si attiva fin dal momento del concepimento per organizzare la differenziazione cellulare e lo sviluppo embrionale, mantenendo un ordine morfologico nei tessuti per tutta la durata della vita.

Nella funzione di protezione del Prana, quando le forze condizionate entrano nel sistema corpo-mente, la potenza agisce in maniera tale da proteggere il sistema dai loro effetti. Inizialmente confina queste forze condizionate in un’area del corpo localizzata, in modo da poter minimizzare i possibili danni al sistema.

 

Nella funzione di guarigione, in condizioni ottimali, la potenza attiva un processo di guarigione e si comporta in maniera tale da risolvere le forze condizionate e i loro effetti sul sistema, mentre il sistema si approfondisce nel cambiamento olistico e in uno stato di equilibrio.

 

Ghee gruta, l’ombelico dell’immortalità

DALLA RIVISTA L’ALTRA MEDICINA del mese di febbraio un estratto del dettagliato articolo sul rimedio per eccellenza della medicina ayurvedica (a cura di Elena Carafa e Sem Galbiati).

“Per spiegare l’importanza dell’interazione energetica insita nelle creature viventi, nella mitologia Vedica si narra che dall’unione della forza calda e maschile del Sole e della dolce calma femminile della Luna si sono generati i pianeti e quindi la vita nell’universo.

Il concetto per cui dall’unione di un’equilibrata dualità si genera una formidabile unicità, è un principio filosofico fondamentale che traccia la via non solo del pensiero mistico, filosofico o sociale, ma in quanto assioma universale, guida anche le pratiche mediche e farmaceutiche nell’ambio della medicina Ayurvedica.

L’alchimista ricerca nelle sostanze (Dravya Guna), le qualità specifiche di erbe, minerali per la preparazione dei farmaci, in modo tale che il prodotto finale sia realmente efficace per la cura dell’essere vivente che deve trattare. Questo obiettivo lo si ottiene se il risultato finale della miscela alchemica, supera come forza,  la somma dei singoli principi attivi.

Esiste un prodotto fondamentale nella farmacopea Ayurvedica, usato nella quotidianità nonché nei percorsi di cura clinici chiamato Ghi Gruta, esso può essere considerato una sostanza potente ed efficace poiché condensa in maniera equilibrata l’energia vitale della materia (Virya).

E’ noto che per Ayurveda l’aspetto preventivo legato alla gestione dello stile della vita e quindi dell’alimentazione è fondamentale per mantenere corpo, mente ed anima in salute costante.

Usare frequentemente sostanze dalla forza ringiovanente è quindi propedeutico a stabilire un sano rapporto con la vita.

Impariamo dunque a conoscere il Ghi Gruta, dalla preparazione alla maturazione del prodotto e dall’uso quotidiano in cucina, alle sue applicazioni esterne, interne e cutanee fino a comprenderne il ruolo nelle pratiche di purificazione (Panchakarma).

Il suo nome tradotto in italiano è burro chiarificato medicato, raramente lo troviamo in vendita nella sua formulazione completa, ossia medicato, se non nei dispensari ayurvedici.

La qualità del latte è fondamentale per la sua produzione; è utile ricordare che essendo appunto il latte, un alimento completo in quanto contenente tutte e cinque gli elementi presenti in natura (spazio, aria, fuoco, acqua e terra), deve mantenere la sua naturale e delicata armonia, minata spesso da contaminazioni chimiche durante il ciclo produttivo.

Il ghe gruta porta nella sua natura anche il valore fortemente simbolico del latte come alimento; è l’essenza del nutrimento primario, materno nella donna, ma anche nell’animale sacro per eccellenza nell’induismo la mucca (ultima incarnazione animale prima che l’anima transiti all’uomo).”

Dimmi come dormi e ti dirò chi sei

Nelle narrazioni bibliche dell’Antico Testamento, si racconta che Giuseppe figlio prediletto di Giacobbe riesce a salvare la propria vita grazie alla sua capacità di leggere i sogni del faraone di cui era schiavo, aiutandolo cosi ad affrontare il proprio destino.
L’importanza del riposo veicolato dal sonno notturno, della dimensione in cui si entra quando ci addormentiamo, dello spazio onirico e del suo linguaggio, viene testimoniato in maniera paradigmatica dalla particolare attenzione che fin dai tempi antichi viene dedicata a questi aspetti della vita, non solo da testi spirituali ma anche da testi millenari di filosofia applicata e medicina.

L’analisi dei sogni e la psicologia archetipica di Jung
La psicologia affronta per la prima volta, in maniera strutturata, l’analisi del verbo espressivo del sonno, cioè i sogni, a inizio Novecento, grazie al lavoro di Sigmund Freud ma soprattutto di Carl Gustav Jung.
Famoso è il Liber Novus con cui, in maniera profonda e meticolosa, Jung riproduce su fogli da disegno, con precisione quasi maniacale, il contenuto dei propri sogni con l’intento di fotografare la condizione di diversi stati interiori, nascosti e profondi, che sono di vitale importanza per l’equilibrio mentale ed emotivo dell’uomo, e che emergono e comunicano solo nel sonno.
La sua geniale analisi partì da un concetto simbolico antico di origine Vedica, riassunto nella figura dello Yantra, cioè della forma geometrica mistica, in grado di rappresentare l’equilibrio dell’universo e delle sue energie di creazione. Egli aveva evidenziato, con un’analisi comparata fra espressività onirica e stati psichici individuali, come nel profondo inconscio vi è impresso uno disegno ricco di informazioni primordiali e fondamentali, un’impronta della natura umana, che ricalca la creazione e le ragioni della vita e dell’universo. Solo nello stato di sonno, quando la mente lascia spazio all’anima e non è condizionata dall’illusione, si riesce a intuire, tramite l’espressività variopinta ed allegorica del sogno, lo stato di equilibrio fra il nostro Yantra interiore e quello universale. Quando questo equilibrio con le energie basilari, gli archetipi primordiali, viene a mancare, il fastidio emerge andando ad ammalare prima la mente e poi il corpo.

Sonno e sogno nella Medicina Tibetana
Dormiamo per circa un terzo della nostra esistenza, se non lo facciamo bene rischiamo di minare la nostra salute, come numerosi e recenti esperimenti hanno dimostrato (citarne almeno uno).
Per questi motivi risulta importante chiedersi:
cosa accade quando ci addormentiamo;
di cosa ci parlano i sogni,
in quale misteriosa importante dimensione ci andiamo a collocare nel sonno,
cosa possiamo fare per dormire bene,
che problemi possono emergere se ciò non accade.

A queste, come a molte altre fondamentali domande, le medicine antiche cercano da sempri di fornire risposte adeguate.
Nel Sowa Ripa, la medicina tradizionale tibetana, il sonno e il sogno occupano un posto importante nella cura della salute della persona.
Si parte sempre da una conformazione anatomica comune a tutte le scienze antiche, per cui l’essere umano è composto:
da una parte fisica grossolana ed evidente,
da un aspetto mentale eterico con declinazioni psichiche e spirituali,
da un aspetto energetico o sottile, legato alle manifestazioni emotive attinenti all’energia dell’anima.

L’equilibrio di queste tre parti determina lo stato di salute, l’intelligenza, la saggezza e la pace interiore.
La qualità del sonno, al pari dello stile di vita, influisce sulla corretta funzionalità di ognuna delle tre dimensioni della vita, in particolar modo su quella legata alla mente e al pensiero più profondo, quello che Paramahansa Yogananda chiamava pensiero superiore o supercoscienza, ricca di informazioni circa lo stato di equilibrio e salute di corpo, mente e anima. L’energia che si muove durante il sonno risponde a un karma preciso, cioè a un’azione molto raffinata: essa viene considerata la fonte dell’intelligenza presente in ogni singola cellula. Questa energia, durante un sonno profondo e quieto, riesce a manifestarsi con pienezza, cercando di riportare il Rlung, cioè l’energia fomentale, verso la sua sede naturale del Canale Centrale, che corre lungo la colonna vertebrale fino a dopo l’ombelico: la sua libera espressione permette ad ogni singola cellula di poter ritrovare campo e forza adeguata a una corretta funzionalità.
Nel sonno si genera una nuova e complementare dimensione rispetto a quella della veglia, con funzioni fisiologiche meno evidenti ma molto importanti e con un proprio linguaggio, quello dei sogni.
L’essere umano ha impiegato le migliori menti dell’ultimo secolo, come Skinner e Vygòtskij, per comprendere la funzionalità della parola, e le modalità con cui essa interagisce con la mente e le azioni, cercando di eviscerare il complesso rapporto fra semantica, sintassi e comportamenti.
Allo stesso modo, centinaia di anni fa, la medicina tibetana ha compreso l’importanza della manifestazione del sogno e di ciò che il sogno, con un linguaggio complesso, ci racconta sullo stato di salute fisica, mentale ed emotiva della persona e come l’espressività del sogno può condizionare lo stato di consapevolezza, per favorire una vita piena.
A questo scopo esistono tecniche molto efficaci, come quella del “sogno lucido” consultabile sul libro L’arte del sogno del dottor Nida Chenagtsang, importanti sia per la lettura dei sogni che per il loro uso in ambito terapeutico.
Nei testi di Sowa Rigpa è indicato con chiarezza che la durata del sonno e la sua qualità, se non sufficiente e buona, genera problemi al sistema del Rlung, l’energia che controlla lo stato di salute del cuore, tant’è che chi dorme poco rischia di avere problemi di natura cardiaca.

Sonno e sogno di Ayurveda
Al fine di controllare quotidianamente l’equilibrio naturale fra sonno e veglia, anche la medicina tradizionale indiana, cioè l’Ayurveda, possiede un sistema di analisi anatomico e fisiologico che ci aiuta a capire come la mancanza di sonno, o un cattivo sonno, generano evidenti e importanti problemi sul nostro organismo.
L’analisi parte dalla considerazione che in natura esistono cinque elementi fondamentali chiamati Pancha Mahabuta che suono; terra, acqua, fuoco, aria e spazio. Essi sono in forma simbolica il riassunto di tutto ciò che compone l’universo e quindi l’essere umano. Nel nostro corpo questi elementi si combinano guidati da qualità e intelligenze energetiche denominate Tri Guna, generando i sette tessuti principali che costituiscono l’essere umano (Dathu), e i tre umori bioenergetici della misura dei quark, che permettono la funzionalità fisiologica e quindi la vita nell’uomo. Le energie si chiamano Dosha e sono tre:
Vata, composta da spazio e aria, che genera il movimento, controlla tutto ciò che circola nei canali e vasi corporei, in particolare presiede il tessuto nervoso, quindi il pensiero;
Pitta, composto dagli elementi fuoco e acqua, presiede principalmente al funzionamento metabolico e alla chiarezza del pensiero;
Kapha, composto dagli elementi terra ed acqua principalmente sostiene tutti i tessuti umani, crea la materia e conferisce stabilita a Manas, la mente.

Esistono principalmente in Ayurveda, tre tipologie di vita che ricalcano la prevalenza di uno dei Tri Dosha, chiamata in sanscrito Prakruti.
Ogni tipologia umana ha caratteristiche diverse a seconda del Dosha prevalente, ciò si manifesta, ad esempio, nella costituzione fisica e mentale, nelle necessita alimentari, nelle funzioni metaboliche e immunitarie, nella capacita digestive, nelle attitudini mentali e quindi nelle modalità di godere e fruire del sonno.

Costituzioni ayurvediche e prescrizioni sul sonno
Ad esempio una costituzione Kapha, placida e pesante per natura , avrà bisogno di dormire più a lungo e quindi di coricarsi a letto presto, rispetto a una costituzione Vata, che spinta da un umore sempre in movimento, cerca meno il riposo.
Anche la qualità del sonno è condizionata dalla nostra Prakriti: ad esempio una costituzione Pitta dopo una giornata intensa, magari in stagione estiva, tende a essere stanca. Questa spossatezza prende il sopravvento e il sonno si trasforma in un riposo pesante e disturbato, quindi inefficace. La medesima situazione, ma su una tipologia Kapha, più forte e bisognosa di caldo, indurrebbe un sonno profondo.
Caratteristica tipica di una persona con tipologia Vata preminente, sia innata (Prakrti), oppure indotta da uno stile di vita errato (Vrikruti), caratterizzato da stress e carico di stimoli superflui, è avere un sonno leggero, disturbato e discontinuo.
In Ayurveda, come in tutte le medicine antiche, esiste una forte componente mistica nella funzione e gestione del sonno, che giunge dalla saggezza degli antichi sapienti, la quale possiede dei precetti indissolubili necessari a evitare le “provocazioni esterne”: ad esempio la necessità di dormire da mezzanotte alle 2:30 del mattino ci protegge dagli influssi negativi che regnano in quel lasso di tempo.

Sonno e alimentazione: la macrobiotica di Ohsawa
Caposaldo di un sonno consapevole, comune a tutte le antiche medicine sopra elencate, ma che gioca un ruolo fondamentale in quella parte della medicina tradizionale giapponese che in Europa è nota come macrobiotica di Ohsawa, è la condotta alimentare.
L’energia del cibo è sempre l’elemento fondamentale che guida la salute nelle varie dimensioni. La macrobiotica considera due energie fondamentali, quella Yin dell’espansione e quella Yang legata alla stabilità. Quando si cerca un benessere psico-fisico ed emozionale, è quindi sempre necessario che queste due energie siano in perfetto equilibrio, e ciò avviene attraverso l’energia del cibo. Se pensiamo che nella vita compiamo tre azioni fondamenti, agire, dormire e nutrirsi, comprendiamo l’importanza del cibo.
Secondo Ohsawa possiamo dividere gli alimenti in due categorie:
i cibi Yin ad energia fredda (ad esempio le verdure che crescono verso l’alto come le insalate, o quelle a base acida come le solanacee, frutti a semi sparsi (fragola, kiwi, banana, anguria) latticini, cibi raffinati e zuccheri, bevande a base tropicale (succo di papaia, mango). Essi hanno la caratteristica, se in eccesso, di ossidare e far fermentare i tessuti corporei, accelerandone l’invecchiamento. La loro azione a livello mentale, spinge verso l’espansione, la leggerezza e l’incostanza;
viceversa i cibi a energia calda sono Yang, hanno la caratteristica della pesantezza, della concentrazione e della forza, essi sono, ad esempio, le rape, le radici, i caroli, le carni di terra e acqua, frutta a seme grosso (avocado, albicocca) cibi integrali, legumi. Essi hanno la caratteristica di alcalinizzare i tessuti corporei, e favorire, se in equilibrio, a calma e la concentrazione.

Per la macrobiotica il buon sonno è indicatore di buona salute, e lo si raggiunge, nella società occidentale e moderna, che per sua natura ha caratteristiche Yin, attraverso un’alimentazione tendenzialmente a base Yang, ma pur sempre equilibrata.
I segreti per un buon sonno riposante risiedono:
in una lenta masticazione,
in cene a base di cibi cotti, caldi, contenenti condimenti già digeriti come il tamari,
in una misura di due pugni circa, in cui siano sempre presenti cereali integrali.

Le medicine antiche hanno dedicato molta attenzione al buon sonno, forse perché il riposo è l’anticamera della pace

CONSIGLI PRATICI
I consigli per un sonno ristoratore
Buona cosa è svegliarsi la mattina presto per prepararsi, ed affrontare la giornata solo dopo avere svolto le pratiche del dinacharya (abluzione e purificazione),
Seguire una dieta adeguata alla propria condiziona.
La sera consumare una cena calda e leggera che non impegni il ciclo digestivo.
Evitare, la sera attività che stimolano il vento di Vata Dosha come lavorare al computer, fare sport, discussioni animate.
Praticare la sera attività rilassanti come leggere, vedere un bel film e praticare la meditazione, che stimolano l’elemento terra e quindi l’ingresso in maniera adeguata nel tempo di Kapha, cioè nell’orario in cui il sonno si presenta pronto ad accoglierci, dalle 10 alle 11 di sera.
Sia in Ayurveda che in Sowa Rigpa, esistono medicamenti come l’Ashwagandha e il Brahmi, o pratiche come il massaggio e l’agopuntura, che aiutano gli stati patologici, ma in ogni caso è necessario avere un giusto stile di vita

Macrobiotica – Le sette condizioni della salute e della felicità

La ricerca della salute e del benessere umano è passato fin dagli albori delle medicine antiche, da un’applicazione corretta dello stile di vita, ma soprattutto da un’equilibrata alimentazione. I popoli antichi di tutto il mondo, partendo dagli egizi, passando per gli indiani, arrido fino agli aborigeni sudamericani, avevano imparato ad osservare la natura che gli circondava, sia in forma animale che vegetale, ed a comprendere che spontaneamente un albero o un cavallo ricercano un equilibrio con l’ambiente circostante seguendo una ed innata predisposizione al benessere.
Dunque il segreto dello stare bene risiede in un concetto semplice quanto complesso che è quello di equilibrio, tant’è che il significato antico di origine latina della parola CURA significa vigilare, premurarsi che tutto sia al suo posto, quindi in una giusta relazione col mondo circostante.
La vita sulla terra è possibile dalla notte dei tempi, come ci insegnano fisici e geologhi, grazie ad un perfetto equilibrio magnetico fra i due poli terrestri, la qui variazione disgregherebbe la vita.
Cosciente dell’esistenza di due importanti forze presenti in natura, come quelle dei poli terrestri, George Oshawa al secolo Yukikazu Sakurazawa, inizio la sua attività di studio, ricerca e sperimentazione partendo da due grandi tradizioni filosofiche e curative orientali, quella Giapponese (la sua patria), e quella Cinese.
Da quest’ultima prese ed elaborò il concetto di Yin e Yang, cioè della presenza di due grandi energie omnipervasive presenti in natura che muovono la vita. Esse hanno qualità opposte come il freddo ed il caldo, l’espansione e la contrazione, la leggerezza e la pesantezza , la luminosità e oscurità ecc.
Partendo da questo presupposto energetico fondamentale, osservo che esso si manifesta e penetra lo stile di vita, le abitudini sociali, il corpo, la mente e l’anima dell’essere umano.
Studiando e sperimentando poi la modalità con cui la società rurale nipponica, sottoposta ad una vita dura ed impegnativa, riusciva a mantenere l’equilibrio fra le due energie, scopri che un ruolo fondamentale per mantenere la salute delle tre dimensioni della vita, quella del corpo, della mente e dell’anima, in buono stato, risiedeva nella capacita di scegliere cibi adeguati e abbinati ad un’equilibrata condotta alimentare.
Dunque se nel regno animale e vegetale l’alimentazione può donare la vita ma anche toglierla, pensiamo ad una pianta eccessivamente innaffiata, cio è possibile anche per l’essere umano.
Ohsawa concepì una condotta alimentare, ma oserei dire una scienza nutrizionale, in grado di equilibrare in maniera corretta lo Yin e lo Yang presente nei cibi, relazionandoli ai diversi stili di vita, fondando così la Macrobiotica
Ma come possiamo valutare qual è il nostro stato di salute, Ohsawa a tal proposito ci ha donato una semplice eptalogo che possiamo utilizzare quotidianamente, per comprendere il nostro livello di equilibrio.
Comparandosi con le sette condizioni sotto elencate, ognuna delle quali assegna un punteggio potremmo avere una foto esaustiva dello stato della nostra persona.
La consapevolezza circa il nostro stile di vita, dobbiamo estenderla nell’auto valutazione, ad un’osservazione che abbracci almeno un anno di vita già trascorsa. E’ bene considerare che Ohsawa considera come unita di misura apprezzabile, necessaria a comprendere lo stato di salute, un tempo trascorso di dieci anni. Infatti in tale lasso di tempo anche una semplice infiammazione, se “alimentata” in maniera errata può causare seri danni alla salute oppure viceversa guarirla.
Ohawa pose come punto di riferimento fondamentale, l’osservazione del mondo animale, nella quale l’ascolto consapevole delle proprie esigenze, la sintonia col mondo naturale, rende gli animali immuni da malattie e squilibri oramai diffusi nel mondo umano.

Le sette condizioni

1 Nessuna stanchezza (5 punti)
I riflessi attivi, la reattività immediata, l’essere già pronti ad iniziare la giornata fin da quando apriamo gli occhi la mattina ed affrontare gli impegni della giornata senza indugio e fatica, costituiscono alcuni esempi dell’assenza di stanchezza. A questi elementi di valutazione, osservabili durante la routine quotidiana, dobbiamo però aggiungere di convessa anche la comparsa di malori o disturbi, anche se sporadici, come una cattiva digestione, un raffreddore o un influenza, che caratterizzano uno stato di spossatezza non solo del corpo, ma anche della mente e dell’anima

2 Buon appetito (5 punti)
Avere appetito al giusto orario della giornata, determinato da un sincero stimolo gastrico ma non da un’abitudine mentale, è un buon segno di salute, anche perché ciò determina una corretta e fondamentale funzionalità intestinale.
Ancora più importante è aver gusto di mangiare tutti gli alimenti che la natura ci dona, senza sofisticazioni, con le giuste proporzioni di Yin e Yang.
Anche l’appetito sessuale, quando si manifesta come un incontro equilibrato ma vivace fra energia femminile e maschile (Yin-Yang) risulta essere una componente essenziale per la buona salute, senza la quale dice Ohsawa, compare la malattia fisica e mentale.

3 Sonno profondo (5 punti)
Quando andiamo a letto, se ci addormentiamo con facilità, ed il nostro sonno risulta essere profondo, anche nella fase onirica e se ci risvegliamo anche dopo sei ore riposati, ed all’orario prefissato senza difficolta, allora abbiamo un buon sonno.
Ma se il nostro sonno risulta essere tribolato ed interrotto, leggero o pesante e se al risveglio ci sentiamo stanchi ed intorpiditi, allora significa che l’instabilità mentale ed emozioni agitate minano la nostra salute, quindi non è un buon riposo.

4. Buona memoria (10 punti)
Ricordare cosa è accaduto a breve e lungo termine nella nostra vita è un segnale di buona salute, ciò ci permette non solo di essere più attivi ma anche più felici e consapevoli. La felicità deriva anche dal ricordo delle persone, dei fatti e dei posti che hanno accompagnato la nostra vita. La consapevolezza è cosi preziosa per il nostro benessere, tant’è che alcune pratiche mistiche conosciute da monaci orientali e yogi, servono a ripercorrere il nostro tempo fino a vite passate, per dare chiarezza e saggezza, all’indirizzo della vita.

5. Buon umore (10 punti)
Per godere di salute e felicità è essenziale amare la vita. Essa nel suo scorrere fra lo spazio ed il tempo ci presenta difficolta, esse sono solo una parentesi vita, ci aiutano a crescere se affrontate con allegria e fiducia. Il creatore ci consegna assieme al problema anche la soluzione, essa la troviamo solo se abbandoniamo collera, egoismo ed ignoranza lasciando spazio a vuota, intelligenza e apertura mentale.
La paura e l’ira ci rendono ciechi, la gioia ci permette di vedere con facilita le soluzioni che la vita ci presenta, permettendoci di godere cio che ci circonda tra cui le persone, gli animali e la natura

6. Rapidità di giudizio e esecuzione (10 punti)
Una persona in buona salute, reagisce ad uno stimolo o ad una difficolta in maniera pronta con eleganza e lucidità. La sua azione è lucida e volta a portare ordine dove c’è disordine, la salute e la felicità d’altro canto, sono l’espressione dell’ordine e dell’equilibrio dell’universo nell’essere umano
7. Giustizia (55 punti)
La parola BONTOKI significa che tutte le leggi si fondono in una sola.
E, difficile per noi occidentali interpretarne il significato, potremmo provare a condensarle nei termini di verità, liberta e compassione.
Essere sempre sinceri con noi stessi, consapevoli che il percorso che ci porterà verso la salute e la felicità presenta ostacoli che noi abbiamo la capacità innata di risolvere, questo principio ci rendera liberi di amare veramente noi stessi ma soprattutto gli altri esseri umani e la natura.
Solo se saremo congiunti con l’ordine dell’universo, saremo in ordine con noi stessi, felici ed in salute.

Ohsawa ci esorta ad avere una corretta alimentazione Macrobiotica, dove l’energia di YIN-YANG ci conducono a totalizzare il pieno punteggio, in onore della nostra vita.

Ayurvegan, la cucina vegan incontra la tradizione ayurvedica

Sono molto contenta di presentare questo mio lavoro in collaborazione con la bravissima chef vegan Barbara Bianchi.

Questo libro è un intenso ricettario, un manuale per preparare amorevolmente cereali, verdure, legumi e tutti gli altri alimenti della tradizione italiana, tante interessanti e semplici idee che raccontano un profondo rapporto con il mangiare e un’attenta ricerca sul piano nutrizionale dal punto di vista dell’ayurveda e del mondo vegano: NON È IL SOLITO LIBRO DI RICETTE!

Questo progetto che ho accolto solo inizialmente con qualche perplessità (è chiaro che sussistono degli aspetti che potrebbero essere visti come conflittuali se si pensa anche solo alla questione del mangiare o meno la carne e i suoi derivati), ha rappresentato per me, una vera e propria sfida, un’opportunità per avvicinare alla tradizione ayurvedica tutte quelle persone che percorrono la propria strada verso la (auto) conoscenza e la (auto) consapevolezza; un percorso parallelo che si incontra in numerosi punti e che unisce medicine, discipline e sapienze verso un unico obiettivo: dare più significato e valore alla nutrizione.

Un lavoro che può offrire qualche punto di riferimento e dare alcune risposte rispetto la dilagante esigenza di conoscere quali pratiche quotidiane possano essere utili per il proprio benessere e salute agendo con l’alimentazione di tutti i giorni.

Le scienze antiche come l’Ayurveda, possono aiutare a tracciare questo percorso di conoscenza empirico, sperimentabile e valutabile nella propria sfera personale, poiché essa da sempre possiede principi sempre validi coniugabili in tempi e luoghi differenti.